Controlli radiometrici: le conferme dalla nuova normativa

Il decreto legislativo 101 del 31 luglio 2020, che recepisce la direttiva Euratom 2013/59, ha confermato le attuali procedure sui controlli radiometrici, in particolare quelli sui semilavorati metallici, molto diffusi e quindi oggetto di interessi, speculazioni, raggiri, anche, purtroppo, a livello di soggetti istituzionali (i “controllori”).

Come in precedenza con le vecchie norme, naturalmente il legislatore, ai fini di una semplificazione del sistema di controlli e senza nulla togliere al processo preventivo, non ha espressamente richiesto che le misure radiometriche siano eseguite dall’Esperto in radioprotezione incaricato, ma anche da personale non abilitato, che sia debitamente informato e formato in materia di sorveglianza radiometrica. E’ il personale delegato.

L’attestazione dell’avvenuta sorveglianza radiometrica deve riportare il nominativo del Misuratore, che ovviamente è responsabile delle misurazioni che effettua e che, quindi, firma l’attestazione medesima (è l’”esperto in misure radiometriche” del modello IRME90 del decreto 100/2011).

L’Esperto incaricato dal soggetto che ha l’obbligo dei controlli deve comunque garantire la gestione corretta delle verifiche, emanando le procedure che deve seguire il Misuratore, curando la sua informazione e formazione, riportando le attestazioni su apposito Registro di sorveglianza radiometrica (nuova disposizione del decreto 101 che definisce e conferma l’istituto della delega).

L’attestato di avvenuto controllo deve contenere i dati necessari:

– estremi del carico; tipologia di carico; provenienza; data; valore del fondo ambientale indipendentemente dal carico esaminato; strumentazione utilizzata e tipo di misura; ultima verifica del buon funzionamento del sistema di misura; risultati delle misure; conclusioni (accettazione/respingimento).

Nel caso comune dei semilavorati, in genere si tratta di merce caricata insieme ad altra merce o materiali che non sono soggetti, di per sé, ad obbligo di controllo, ma che sono responsabili, molto frequentemente, di valori anomali di rateo di dose in aria a contatto del carico. Si tratta quindi di “false anomalie”, perché l’anomalia è da riferirsi a merce soggetta per legge a controllo.

Da qui agli allarmismi pilotati il passo è breve. Dal giornalista poco serio che espone il titolo da ultima spiaggia (“Container radioattivi in porto”) al soggetto controllore in simbiosi con l’Esperto monopolista, che produce dei falsi (sorgenti orfane inesistenti in mezzo ai semilavorati) e via dicendo. Fino a generare un clima ammorbato da paure, falsità, intimidazioni.

Tutti in casa abbiamo dei materiali naturalmente e debolmente radioattivi (ceramiche, mattoni, ecc.). Persino gli alimenti sono spesso radioattivi. Per le banane è stato persino coniata l’espressione “dose equivalente a una banana” (in inglese banana equivalent dose, Bed) per stabilire una relazione intuitiva tra una specifica dose di radiazione e quella assorbita da una banana, alimento che contiene una notevole quantità di potassio, che è un isotopo radioattivo.

E’ ovvio che l’accumulo in un container di quintali o tonnellate di tali materiali, questi possono produrre un irraggiamento facilmente rilevabile all’esterno del carico, ma che non crea, di per se, situazioni di rischio effettivo, in quanto le dosi che una qualsiasi persona a contatto del carico addirittura per ore assumerebbe sarebbe facilmente inferiore a quella che viene definita dalla norma soglia di “non rilevanza radiologica”. Il confronto viene sempre fatto rispetto alla dose che noi tutti riceviamo dalla natura (fondo naturale di radiazioni).

La norma prevede che l’Esperto in radioprotezione fornisca al soggetto che ha l’obbligo dei controlli le dovute indicazioni di radioprotezione ai fini delle procedure da attuare nei casi in cui siano rinvenute sorgenti radioattive  “orfane” (cioè non catalogate e non legate a pratiche specifiche) oppure materiale metallico contaminato (per esempio a seguito di fusione di rottami insieme a qualche sorgente radioattiva dispersa accidentalmente – o dolosamente – nei rottami stessi).

Da evidenziare che la nuova normativa prevede la “verifica del buon funzionamento del sistema di misura utilizzato”. Ciò è perfettamente in accordo con la norma di buona tecnica e gli indirizzi internazionali in materia. La taratura della strumentazione usata per i controlli radiometrici non è richiesta in quanto si tratta di misure differenziali (rateo di dose a contatto del carico rispetto al fondo ambientale medio locale). Questa linea è dettata anche dall’Istituto Metrologico Italiano.

Per i semilavorati, il cui controllo è routinario, non è nemmeno richiesta dalle norme UNI. Infatti le UNI si riferiscono ai rottami, che presentano problematiche differenti (la ricerca di una sorgente può essere complicata; la contaminazione eventuale di un semilavorato è diffusa e quindi di ricerca più facilitata.

Nella pratica di ogni giorno è il Misuratore stesso che effettua la verifica, prima e dopo le misure, mediante sorgente di calibrazione apposita.

Anche se poi, di fatto, gli strumenti utilizzati sono sottoposti a taratura canonica alla frequenza più opportuna stabilita dall’Esperto in rapporto alla normativa tecnica generale.